Cenni storici

Dopo la formazione dello Stato Bulgaro nel 681 con i bulgari situati tra la già esistente popolazione trace e slava, la fede cristiana, già penetrata nella penisola Balcanica, ha continuato a diffondersi. A questo hanno contribuito i legami con l’Impero Bizantino, l’utilizzo della lingua greca e lo scambio di prigionieri. Nell’864 lo zar Boris riceve la fede cristiana dal Patriarcato di Costantinopoli e con lui tutto il popolo bulgaro. Nell’870 la Chiesa Bulgara è riconosciuta come Arcidiocesi autonoma e fa propria la lingua slava con l’ alfabeto inventato dai santi fratelli Cirillo e Metodio.
Nel 927, sotto lo zar Simeone, figlio di Boris, la Chiesa Bulgara riceve l’autocefalia e viene elevata alla dignità di patriarcato, con la sede che si sposta nelle città di Preslav, Durostorum, Sardica cioè Sofia di oggi, Ochrida.
Nel periodo 1018 – 1186, quando la Bulgaria si trova sotto la dominazione dell’Impero Bizantino, la Chiesa Bulgara perde la dignità patriarcale ed esiste come arcidiocesi con sede a Ochrida.
Nel 1235, durante il secondo Stato bulgaro, la Chiesa Bulgara ridiventa patriarcato con sede a Tarnovo, il quale dura fino al 1393, quando il territorio bulgaro viene conquistato dall’Impero Ottomano. Durante i circa cinque secoli sotto i turchi la fede cristiana continua a manifestarsi sostenuta dall’attività dei monasteri tra i quali menzioniamo come più importanti quelli di Zograf, Chilandar nel monte Athos, Rila, Troian, Dreanovo. Nei monasteri si organizzano scuole che coltivano il sentimento di appartenenza alla nazione e lingua bulgare. Occorre citare tra le personalità più importanti san Paisie del monastero Chilandar (1722 – 1773) e il santo vescovo Sofronio di Vraza (1739 – 1813).
Nel 1870 la Chiesa Bulgara si organizza come Esarcato, riconosciuto dall’autorità civile turca, ma non  riconosciuto dall’autorità ecclesiale del Patriarcato greco di Costantinopoli, nei rapporti con il quale si crea uno stato di scisma.
Dopo la guerra russo-turca del 1877-1878, la Bulgaria viene liberata dai turchi, e nel 1885 si realizza la sua unità nazionale ed ecclesiale.
Tra le due guerre mondiali la Chiesa Bulgara ha rapporti difficoltosi con lo Stato, ma riesce a introdurre l’insegnamento della religione nelle scuole. Organizza due seminari, una facoltà di teologia a Sofia, costruisce molte chiese e organizza una significativa attività caritatevole.
Il 22 novembre 1945 si riprendono i rapporti canonici con il Patriarcato di Costantinopoli e con le altre Chiese Ortodosse.
L’8 maggio 1953, la Chiesa Bulgara si dichiara di nuovo autocefala e tale decisione viene riconosciuta dal Patriarcato di Costantinopoli due giorni dopo, il 10 maggio 1953.
Dopo la seconda guerra mondiale la Chiesa Ortodossa Bulgara vive un periodo di persecuzioni: sacerdoti carcerati e ucisi, scuole chiuse, terre confiscate, seminari chiusi per un certo periodo.

La fede della Chiesa Ortodossa Bulgara è identica a quella delle altre Chiese Ortodosse, riassunta nel Credo formulato dai concili ecumenici di Nicea 325 e Costantinopoli 381.
Nella LITURGIA si utilizza la lingua paleoslava e il bulgaro odierno.