Appartiene al novero delle Chiese che oggi più spesso vengono chiamate “dell’antico Oriente cristiano”, o anche “Ortodosse orientali”

La Chiesa armena autocefala appartiene al novero delle Chiese che oggi più spesso vengono chiamate “dell’antico Oriente cristiano”, o anche “Ortodosse orientali”. Cioè quelle Chiese che accettano solo i primi tre Concilii ecumenici: le Chiese armena, copta, etiopica, siro-giacobita e indo-malakar.
L’origine della Chiesa Armena risale al periodo dell’evangelizzazione apostolica. Favorevolmente influenzata, durante l’era precristiana, dalla religione monoteistica del mazdeismo, che la rese aperta al messaggio di Cristo, l’Armenia era, durante i primi secoli dell’era cristiana, in stretto contatto con l’Ovest, da dove la nuova religione penetrò nel Paese; senza contare che a sud c’era l’influenza dei siro-cristiani, piccole colonie ebree che risalivano probabilmente al periodo della dominazione babilonese.

Secondo la tradizione, i primi fondatori della Chiesa Armena furono gli apostoli Taddeo e Bartolomeo. Sin dall’inizio del IV secolo si ha notizia di vescovi armeni e di persecuzioni e martiri negli anni 150, 250 e 284. A partire dal IV secolo, la religione cristiana diventa religione di stato. Questo avvenne ad opera del grande santo Gregorio, detto l’Illuminatore che, dopo aver convertito e battezzato il re nel 301, costruì la prima chiesa nel luogo dove ora sorge la città di Etchmiadzin, e con la sua predicazione convertì tutta l’Armenia.
Gregorio Illuminatore fissò la propria sede a Valaršapat, l’allora capitale del Regno, a sud dell’odierna Erevan, ove fondò, seconda la tradizione, la prima cattedrale d’Armenia sul luogo indicatogli da Cristo. Perciò la denominazione di Etchmiazdin che significa “[qui] discese l’Unigenito”. Benché vi fosse alle origini una pluralità di denominazioni per indicare il capo della Chiesa armena, presto prevalse quella di catholicos che, a partire dal V secolo, si diffuse nelle Chiese della periferia orientale dell’impero bizantino. Seconda a Va?aršapat nell’ordine gerarchico, la sede di Ašdišat, nel sud, godette nei primi tempi di grandissimo prestigio e autorità, dovuti probabilmente a presenze cristiane risalenti ad epoche anteriori.

A partire dal momento della conversione del Regno, il destino dell’Armenia fu inscindibilmente connesso a quell’opzione storica. Non appena trascorso un secolo e mezzo, nel 451, la Chiesa Armena affronterà il suo primo battesimo di sangue comunitario, noto come il “martirio dei Vardanank”, guidata dalla convinzione saldamente confessata ed espressamente dichiarata: “Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un abito, ora saprà che non potrà togliercelo come il colore della pelle” . Tale convinzione suggellerà per i secoli successivi l’anima e la cultura del popolo armeno e inciderà nella maniera più emblematica nel Genocidio dell’inizio del Novecento. Infatti, pur essendo gli ideatori del progetto di sterminio motivati soprattutto da fattori di ordine diverso da questo religioso, fu quest’ultimo in ogni caso a prestare, alla resa dei fatti, il criterio di discriminazione effettiva nella decisione vita e morte: si salvarono solo quanti accettarono di abiuare la fede cristiana.

L’anno del “martirio dei Vartanank”, il 451, risulta decisivo nella storia armena anche per un altro motivo, poiché proprio in quel medesimo anno si celebrava il IV Concilio ecumenico delle cristianità, occidentale ed orientale, il quale sarà in seguito rigettato dagli armeni.
Il martirio comunitario della Chiesa armena, nel 451, non sarebbe comunque pienamente spiegabile senza tenere conto di un altro evento della massima importanza nella storia armena: la creazione dell’alfabeto e della conseguente cultura letteraria all’inizio del V secolo (404-406) ad opera del santo Vartabed (maestro) Mesrop Maštoc‘ e del santo catholicos Sahak, con la collaborazione di numerosi discepoli. Sebbene l’idea di un alfabeto fosse stato ispirato a Mesrop da necessità missionarie, la sua realizzazione però suggellò definitivamente il singolare, ma pure esemplare, connubio armeno tra fede e cultura, tra nazionalità e religione.