Dal 18 al 25 gennaio la tradizionale Settimana per l’unità dei cristiani. Monsignor Bottoni: «Tutti i fedeli si sono identificati nei copti colpiti ad Alessandria d’Egitto. Se l’unità dei cristiani fosse oggi veramente visibile, forse non si verificherebbero simili eventi luttuosi»

di Annamaria BRACCINI

Mai come in questo inizio d’anno parole come dialogo e confronto tra le fedi paiono – per quanto è accaduto l’1 gennaio ad Alessandria d’Egitto – difficili e lontane, ma proprio per questo ancora più necessarie nella costruzione di un futuro migliore per tutti. Ovvio, allora, che anche la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani – simbolo di un sereno e costruttivo incontro tra le Chiese e che ricorre in un momento di violenza apertamente perpetrata contro i cristiani – possa e debba essere letta nel contesto degli eventi.
«Credo che tutti siano rimasti sconvolti dai fatti drammatici di Alessandria: i cristiani di ogni confessione si sono identificati nei fedeli copti colpiti – dice monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile del Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo della diocesi -. Ci sarebbe da chiedersi: bisogna aspettare il martirio e i lutti per occuparsi di fratelli e sorelle di altre confessioni cristiane? Questa tardiva presa di coscienza dimostra che troppi credenti non si sono preoccupati abbastanza di pregare e operare per la realizzazione di un’unità tra i cristiani. Se questa unità fosse oggi veramente visibile, forse non si verificherebbero simili eventi luttuosi. La divisione infatti rende visibile l’isolamento delle minoranze religiose, che pertanto divengono più facilmente obiettivo da colpire. Occorre dunque essere consapevoli della grande responsabilità che deriva a tutti da questi fatti drammatici.

La preghiera comune, ecumenica, può dare un suo contributo?
A tale proposito mi pare molto significativo che la preghiera per l’unità dei cristiani sia stata preparata dalle Chiese di Gerusalemme, che vivono in una situazione spesso drammatica o, comunque, in una condizione di obiettiva difficoltà. Tuttavia, hanno saputo lavorare insieme per la Settimana dell’unità. Ciò testimonia quanto sia fondamentale l’unità per affrontare le sfide che attualmente vengono dalla società in cui viviamo, in particolare dall’affacciarsi, sempre più frequente e diffuso nel mondo, di quei fenomeni di fondamentalismo e fanatismo religioso che sono alla base di violenze inaccettabili.

Tra i gesti che segnano questa Settimana 2011, alcuni sono ormai una tradizione, come le celebrazioni ecumeniche della Parola, la preghiera con le corali, lo scambio di ambone e il convegno milanese, ma quest’anno verrà piantato anche un albero. Di che cosa si tratta?
Il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, che cura il programma del Settimana per la città, ha previsto, come momento centrale e rilevante, la serata che si terrà all’Angelicum venerdì 21 gennaio con la partecipazione del vescovo Friedrich Weber della Chiesa evangelica luterana tedesca, presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane di Germania, e del vescovo monsignor Franco Giulio Brambilla, vicario episcopale per la Cultura della nostra Diocesi, sul tema “A 101 anni da Edimburgo. Ecumene e Missione”. Per questa occasione, una delegazione di ben 19 rappresentanti della Chiesa evangelica luterana saranno in Italia, perché avranno nei giorni successivi un incontro con Benedetto XVI in Vaticano. Hanno scelto che la “tappa” intermedia del loro viaggio a Roma fosse a Milano, allo scopo di conoscere la Chiesa ambrosiana e l’esperienza positiva dell’ecumenismo nella nostra città. Il gesto di piantare un piccolo albero presso la chiesa di San Marco, sabato 22 alle 12, rappresenta la “restituzione” di un atto analogo, che ebbe luogo l’1 novembre 2009 nel giardino di Lutero a Wittenberg e che fu compiuto da parte di una piccola delegazione della nostra diocesi. La costituzione di un giardino a Wittenberg e il suo richiamo in alcune città come la nostra mirano a sottolineare che la Riforma protestante, al di là di ciò che ha provocato nel passato, oggi è a servizio del cammino verso l’unità dell’ecumene cristiana. Questo è il messaggio che la Chiesa luterana vuole dare al mondo, in preparazione del quinto centenario di Lutero, che essi stanno preparando con la Santa Sede per il 2017.

Perché è stata scelta la chiesa di San Marco?
Non certo a caso. A San Marco sorgeva il convento degli Agostiniani. Pertanto si presume che, durante i suoi viaggi a Roma, vi abbia soggiornato Martin Lutero.