LA STORIA

La presenza della Chiesa di Dio in Milano viene fatta risalire all’epoca apostolica. Negli antichi cataloghi l’elenco dei vescovi milanesi inizia però dal III secolo e il primo vescovo indicato è Anatalo, che probabilmente era di origine greca. 

Nella seconda metà del IV secolo, in un periodo di tensioni religiose e politiche, dal popolo fu acclamato vescovo Ambrogio, di famiglia romana, che era a Milano come governatore consolare e godeva di grande consenso. Con il suo episcopato (374-397) la Chiesa in Milano assunse un carattere metropolitano.

Generoso pastore e facondo predicatore, Ambrogio promosse l’assistenza ai poveri, l’istruzione religiosa, il culto dei martiri, l’erezione di basiliche. Convocò sinodi e concili per combattere l’eresia ariana e fu tra i primi difensori del potere spirituale in rapporto a quello politico. Lasciò in eredità un’opera letteraria ricca di dottrina e di sapienza spirituale nella lettura delle Scritture, che gli rese grande venerazione sia in Oriente sia in Occidente e il titolo di “dottore della Chiesa”. 

In continuità storica con questa antica Chiesa – successivamente denominata “ambrosiana” – l’arcidiocesi di Milano, espressione locale della Chiesa cattolica romana, ha saputo conservare lungo i secoli la prerogativa di un proprio rito particolare. Ad Ambrogio, patrono della città e dell’arcidiocesi, è stata accostata la figura di un altro patrono: Carlo Borromeo, arcivescovo a Milano dal 1560 al 1584, riformatore della Chiesa cattolica secondo le linee dottrinali del Concilio di Trento, di cui promosse la conclusione e soprattutto l’applicazione pastorale. Egli riprese la prassi di convocare sinodi diocesani e concili provinciali.

Nel XIX e soprattutto nel XX secolo la Chiesa milanese è stata caratterizzata dal fiorire di molte e qualificate iniziative sociali ed educative, assistenziali e caritative, culturali e religiose ad opera sia di singole personalità cristiane, sia di un laicato attivo in varie forme associative, sia di comunità di vita apostolica. La presenza capillare sul vasto territorio dell’Arcidiocesi delle parrocchie e degli oratori per la formazione giovanile avevano dato alla tradizione ambrosiana la connotazione di una solida e operosa fede popolare, che oggi è chiamata ad affrontare – attraverso il dialogo e l’annuncio – i problemi pastorali posti da una società ormai secolarizzata e sempre più pluralista.

Nell’arco dell’ultimo secolo si sono succeduti come pastori, nel compito di accogliere la ricchezza di grazia che lo Spirito suscitava nel popolo di Dio, i cardinali e metropoliti Andrea Carlo Ferrari (beato), Achille Ratti (papa Pio XI), Eugenio Tosi, Ildefonso Schuster (beato), Giovanni Battista Montini (papa Paolo VI), Giovanni Colombo, Carlo Maria Martini, Dionigi Tettamanzi, Angelo Scola e, dal 2017, Mario Delpini.


VERITA’ DI FEDE

Le verità, che la confessione cattolica accoglie e propone di credere, sono quelle contenute nella parola di Dio scritta (Primo e Nuovo Testamento) e tramandata (Tradizione) e proposte dal magistero di tutta la Chiesa come divinamente rivelate. Al centro della fede ci sono: la persona di Gesù il Cristo, icona ed esegesi di Dio; il suo vangelo del regno e la sua pasqua di Figlio crocifisso per i nostri peccati, ma resuscitato dal Padre per la nostra salvezza; la sua testimonianza del primato dell’amore e il dono di se stesso, attraverso l’azione interiore dello Spirito santo nei nostri cuori e la vita sacramentale della Chiesa. 

Con i cristiani delle altre confessioni i cattolici hanno in comune i dogmi fondamentali e gli articoli della fede definita dai sette concili ecumenici, tenuti fra il IV e il IX secolo. I Simboli della fede utilizzati nelle liturgie cattoliche sono quello detto apostolico oppure quello definito nei concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381). Le indicazioni dottrinali e morali espresse – sia dai successivi sinodi generali celebrati lungo i secoli, sia dal magistero dei vescovi in comunione con il vescovo di Roma – arricchiscono il patrimonio di fede della Chiesa cattolica, secondo il principio della “gerarchia delle verità” formulato dal concilio Vaticano II (1962-1965).

Per la Chiesa cattolica il settenario della vita sacramentale, alla quale si è iniziati attraverso il Battesimo e la Confermazione, è incentrato sull’Eucaristia, memoriale della Pasqua del Signore. Altri segni efficaci della grazia offrono ai battezzati, in alcune particolari situazioni della loro esistenza, la possibilità di accedere all’Eucaristia come peccatori riconciliati attraverso la Penitenza, come testimoni dell’amore sponsale del Signore attraverso il Matrimonio, come ministri dell’unico Pastore consacrati attraverso l’Ordine, come conformati al Cristo sofferente attraverso l’Unzione degli infermi.

LA STRUTTURA

Secondo la confessione cattolica, il mistero della Chiesa vive nella storia come popolo di Dio in cammino, che è costituito dai battezzati sulla base del sacerdozio comune dei fedeli. Tra questi, per il servizio della comunità ecclesiale e la sua missione evangelizzatrice, alcuni uomini sono chiamati al sacerdozio gerarchico e al ministero ordinato; inoltre altre persone consacrano liberamente, per una piena testimonianza di carità, il proprio celibato o la propria verginità a forme di vita comune, povera e obbediente. All’interno del popolo di Dio la struttura gerarchica, costituita da vescovi e presbiteri e diaconi, ha una funzione ministeriale. La Chiesa cattolica non prevede l’ordinazione delle donne, mantiene il celibato ecclesiastico per i ministri di rito latino, non per quelli di rito orientale che possono essere ordinati anche se sposati.

Al vescovo di Roma, successore di Pietro il primo degli apostoli, è riconosciuto un primato di servizio universale all’unità e alla carità, che è esercitato solo nell’ambito della giurisdizione della Chiesa cattolica. Infatti nel II millennio differenti sono stati i modi di interpretare il primato del vescovo di Roma e la sua giurisdizione, che tuttora, in conseguenza della divisione dell’unica Chiesa in chiese di diversa confessione, costituiscono una difficoltà sul cammino ecumenico. Per il governo della intera Chiesa cattolica il vescovo di Roma nella Santa Sede dispone ordinariamente della Curia romana, ma può avvalersi anche del Concistoro dei cardinali e, dopo il concilio Vaticano II, del Sinodo dei vescovi. 

La Chiesa cattolica si articola in diocesi territoriali, ciascuna delle quali, come chiesa locale, è affidata al ministero di un vescovo che con il suo presbiterio ne assicura la cura pastorale. I vescovi si riuniscono in Conferenze episcopali a livello nazionale e regionale (in Italia la C.E.I. e in Lombardia la C.E.L.) ed esprimono organismi anche a livello continentale (in Europa il C.C.E.E. che collabora sul piano ecumenico con la K.E.K., la Conferenza delle Chiese d’Europa che comprende tutte le chiese delle altre confessioni).

LITURGIA

Nella celebrazione eucaristica domenicale (e anche in quelle feriali) la Chiesa cattolica celebra il mistero pasquale di Cristo che, morendo, ha distrutto la morte e risorgendo ha ridonato la vita. Nell’Eucaristia Cristo continua – nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa – l’opera della salvezza. Egli è già presente nel riunirsi in assemblea dei fedeli, convocati dalla Parola di Dio e dallo Spirito Santo.

L’anno liturgico ruota attorno alla celebrazione dei misteri della Incarnazione (Avvento e Natale) e della Redenzione (Quaresima e Pasqua) e ha il suo cuore nel Triduo Pasquale, in particolare nella notturna Veglia di Pasqua.

Il rito liturgico latino ambrosiano (che non è però direttamente collegato a S. Ambrogio) si differenzia da quello universale romano; è di tipo occidentale, ma con caratteristiche che gli conferiscono un “colorito orientale”, fra cui la frequenza di testi eucologici non desunti dai salmi, come nel rito romano, ma di composizione originale, con una tematica teologica e un afflato poetico simile a quanto si ritrova nella poesia liturgica bizantina. Nel corso della Messa, terminata la Liturgia della Parola, lo scambio della pace inaugura la liturgia eucaristica, precedendo la presentazione dei doni e la professione di fede.

  L’Avvento dura sei settimane (anziché quattro); la Quaresima inizia la domenica (e non il mercoledì delle Ceneri), nei venerdì di Quaresima non si celebra l’Eucaristia.

                                                           

STRUTTURA

L’Arcidiocesi di Milano è la prima diocesi europea per numero di cattolici battezzati e la prima al mondo per numero di sacerdoti diocesani (1.948, più 787 religiosi presbiteri, più 149 diaconi permanenti, più 172 fratelli, più 4.924 religiose). (Aggiornato al 31.12.2015)

Si estende su un territorio di 4.234 kmq e tocca sette province (Milano, Monza, Varese, Lecco, Bergamo, Como e Pavia), fino a Campione d’Italia in Svizzera.  Ha una popolazione che supera i 5 milioni e mezzo di abitanti, pari a più della metà degli abitanti della Lombardia. 

E’ composta di 1.108 parrocchie distribuite in 73 decanati appartenenti a 7 zone pastorali (Milano, Varese, Lecco, Rho, Monza, Melegnano, Sesto San Giovanni).

Molto articolati sono gli strumenti di attuazione dei compiti apostolici e pastorali della Chiesa ambrosiana: il Seminario diocesano per la formazione teologica del clero, in due sedi; la Facoltà teologica; l’Istituto Superiore di Scienze religiose; l’Università Cattolica; la Biblioteca Ambrosiana; vari altri istituti di cultura e di insegnamento; scuole di ogni ordine e grado; centri culturali; istituti e opere di assistenza; centri di accoglienza per stranieri.

Il cardinale arcivescovo è il Metropolita della Regione Ecclesiastica Lombardia. Nel suo governo è coadiuvato da vescovi ausiliari e vicari episcopali (di zona e di settore), che costituiscono il Consiglio episcopale, dalla Curia arcivescovile, dal Consiglio presbiterale e dal Consiglio pastorale diocesano.