Nell’ambito delle chiese sorte con la Riforma Protestante del XVI sec. e della Comunione Anglicana in Gran Bretagna, nel secolo XVIII, per opera del pastore anglicano John Wesley, nacque il movimento metodista: il vasto movimento di Risveglio religioso e sociale coinvolse dapprima l’Inghilterra e il Nord America e, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in tutta Europa e nel resto del mondo. La Chiesa Metodista, infatti, è oggi la Chiesa protestante piu’ diffusa in tutti i continenti e si distingue ovunque per la sua profonda spiritualità e per la sua marcata sensibilità verso i problemi sociali e politici. Oggi la Chiesa Metodista è impegnata in ogni parte del mondo nella lotta contro la guerra, lo sfruttamento dei minori, l’alcolismo, la droga e quanto affligge la nostra società. Questa Chiesa di Milano fa parte di questo movimento mondiale di risveglio.

La presenza metodista in Italia risale alla metà del secolo XIX, quando la chiesa metodista Wesleyana (originaria dalla Gran Bretagna) nel 1861 e la chiesa metodista Episcopale (originaria dagli Stati Uniti d’America) nel 1873, iniziarono un’opera di predicazione evangelica tramite i missionari Enrico Piggot (inglese) e Leroy Vernon (statunitense). A Milano l’opera metodista risale al 1859 con locali di culto sia metodisti wesleyani, sia dei metodisti episcopali. Negli anni 1920-1930 tali luoghi di culto si trovavano in via Cesare Correnti, via Melzi D’Eril, via Eustachi e corso Garibaldi. Prima della seconda guerra mondiale restavano solo i due storici luoghi di via Cesare Correnti e di corso Garibaldi.
Durante il ventennio fascista, per la loro predicazione della libertà, propria del protestantesimo, le chiese metodiste milanesi divennero dei centri di raccolta di molte persone, non necessariamente metodiste, che frequentavano i culti perché percepivano un annuncio concreto di nuova giustizia e nuova libertà ben diversa dalla cultura dominante. Forti, in quegli anni, furono i legami con la cultura laica della città e con i movimenti antifascisti.
Dal 1973 la chiesta metodista si trasferisce nel locale di culto di via Luigi Porro Lambertenghi 28 proseguendo il suo impegno di predicazione evangelica e cercando di dare un contributo alla soluzione delle questioni sociali del quartiere (lo storico quartiere “Isola”).
Negli ultimi venti anni la comunità si è lentamente aperta all’accoglienza di persone straniere evangeliche o d’altre denominazioni.
Si tratta soprattutto di filippini, ghanesi, indiani. Con loro, e in collaborazione con due pastori provenienti dalle chieste metodiste degli Stati Uniti, si sta operando una concreta integrazione della vita comunitaria e della vita civile.

Nel 1967 la Chiesta Metodista italiana è fondatrice, con altre chiese evangeliche, della Federazione delle chieste evangeliche in Italia. Dal 1979 è in atto l’integrazione fra le Chiese valdesi e metodiste le quali si riconoscono nell’unico Sinodo come luogo di unità nella fede e nella disciplina.
Dalla sua fondazione, la Chiesa metodista di Milano fa parte del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano con un impegno ecumenico prioritario della propria testimonianza evangelica.